“Può l’industria darsi dei fini? Si trovano questi semplicemente nell’indice dei profitti? Non vi è, al di là del ritmo apparente, qualcosa di più affascinante, una destinazione, una vocazione anche nella vita di fabbrica?” Il muro di Berlino non era neppure costruito, la nostra Repubblica non aveva ancora compiuto cento anni, il boom economico non era esploso: il mondo era decisamente diverso, eppure gli scritti di Adriano Olivetti potrebbero far parte dei più attuali libri di management. L’utopia olivettiana fu realizzata non in una piccola struttura, ma in un’azienda di 36mila dipendenti. Forse, Adriano non sapeva di attuare una vera e propria rivoluzione, capita solo cinquant’anni dopo: non lo sapeva ed è per questo che la realizzò!

L’azione di teatro-formazione

I partecipanti all’evento sono “presi per mano” da Laura Curino, attrice teatrale, una delle maggiori esponenti italiane del teatro civile di narrazione, e Roberto Grandis, presidente di Empatheia,  e sono accompagnati in una suggestiva immersione nella cultura dell’Olivetti: incontreranno Camillo, il fondatore non solo dell’azienda di Ivrea ma anche delle logiche e della filosofia olivettiana, e poi Adriano, che di Camillo ereditò e ampliò la saggezza. La storia della Olivetti viene trasferita ai nostri giorni per coglierne indicazioni e valori: ciò rende possibile la ricerca di un’immagine condivisa di “azienda del ben-essere”, capace di coniugare bisogni dei singoli e bisogni organizzativi.
La metodologia è quella del plurilinguaggio: teatro, cinema e attività d’aula si fondono per far cogliere, attraverso la significativa esperienza di Camillo e Adriano Olivetti, possibili linee per la realizzazione di un’organizzazione capace di generare ben-essere.